L’otturatore è componente indispensabile di tutte le macchine fotografiche. La rapidissima apertura e chiusura dell’otturatore determina il tempo di esposizione della pellicola o del sensore alla luce, fenomeno da cui dipende direttamente la luminosità della foto.
Le moderne fotocamere riescono a congelare l’agguato di un felino, ma anche a immortalare uno splendente cielo stellato, variando l’esposizione da qualche millesimo di secondo a 30′ o più, il tutto a discrezione del fotografo.
Ma come si è arrivati a tutto ciò, come funziona questo precisissimo componente?
Lo scopo dell’otturatore è quello di controllare per quanto tempo l’elemento fotosensibile viene esposto: lo fa meccanicamente chiudendo il foro attraverso cui passa la luce stessa.
I primi otturatori venivano detti “a cappello” e non erano altro che cilindri che il fotografo utilizzava per coprire l’obiettivo: una volta preparata la macchina e composta l’immagine il tappo veniva rimosso per un tempo più o meno breve (in genere di qualche secondo, adatto alle sensibilità con cui si lavorava ai tempi che erano dell’ordine di 25-30 ISO). Questo metodo derivava direttamente dalle prime camere oscure (con tempi ancora più lenti) ma viene ancora utilizzato in settori specifici da fotografi molto abili, capaci di aprire e coprire l’obiettivo anche in un secondo, ed il tutto senza registrare del mosso nella foto!
Fortunatamente oggi sono a nostra disposizione meccanismi molto più pratici, piccoli e precisi. Si dividono in 2 grandi famiglie:
* gli otturatori a foglie (centrali1)
* gli otturatori a tendina (sul piano focale1)
I primi sono spesso posizionati molto vicini all’obiettivo, hanno una o più lamelle (foglie) a coprire il foro dove passa la luce che si spostano quando viene premuto il pulsante di scatto per ritornare a coprirlo subito dopo. I più semplici hanno un tempo fisso determinato principalmente dall’elasticità della molla che richiude l’unica lamella, i più complessi uno o più motori aprono e chiudono anche 5 lamelle fino a 1/1000 di secondo. Come dicevo vengono montati a ridosso dell’obiettivo o direttamente su di esso, con evidenti ripercussioni sul prezzo dello stesso.
I tempi più brevi ottenibili con meccanismi di questo tipo non sono eccezionali, tuttavia questa tecnica ha il vantaggio di esporre contemporaneamente tutta la superficie sensibile.
Gli otturatori a tendina invece permettono tempi di esposizione brevissimi (1/4000) infatti il tempo di posa non è direttamente proporzionale alla velocità di movimento delle tendine ma al ritardo tra le stesse. Occorre però capire come funziona un otturatore di questo tipo: essenzialmente possiamo immaginarlo costituito da 2 tende che si muovono su dei binari. Quando premiamo il pulsante di scatto la prima tenda si muove lasciando passare la luce, pochi istanti dopo la seconda scorrendo richiude la fessura. La velocità con cui le tendine scorrono lungo i binari è costante, ciò che cambia appunto è il ritardo tra le 2.
Gli otturatori di questo tipo son montati paralleli al sensore e molto vicini ad esso. Come dicevamo hanno il vantaggio di permettere pose più brevi rispetto a quelli a lamelle, hanno tuttavia lo svantaggio di non esporre contemporaneamente tutta la superficie della pellicola (o del sensore). Per capire quest’ultimo concetto dobbiamo immaginare nuovamente cosa accade dopo lo scatto: la prima tendina si muove cominciando l’esposizione della prima parte del sensore. Subito dopo si muove la seconda tendina che termina l’esposizione: si crea di fatto una “finestra” che scorre lungo tutta la parte sensibile, esponendola dunque in momenti diversi, seppur molto vicini tra loro. L’effetto di questo ritardo è quello di render diagonali elementi perfettamente verticali (se le tendine scorrono verticalmente) ed è più accentuato con tempi di posa brevi e con la fotocamera in movimento.
In realtà esiste anche un altro tipo di otturatore, l’otturatore elettronico, utilizzabile ovviamente solo con sensori digitali: in questo caso la luce colpisce ininterrottamente il sensore ed è un circuito elettronico a resettare ad ogni scatto le informazioni dell’immagine per rileggerle trascorso il tempo di posa selezionato dal fotografo (o dal programma ).
1) I termini in realtà non sono equivalenti, ma visto che ciascun tipo di otturatore ha pregi che lo rendono ottimale a lavorare in una determinata posizione spesso vengono indicati anche con la dicitura riportata tra parentesi.
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